mercoledì, 09 luglio 2008, ore 07:52
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L'ennesima mistificazione

C'è almeno un buon motivo per scendere in piazza oggi: essere testimoni in prima persona di quello che il giorno dopo i giornali non racconteranno. Ieri in piazza Navona c'ero anch'io, e posso assicurarvi che ne è valsa la pena. Non sono volati soltanto insulti, come oggi scrivono in molti, e non è stata solo la dimostrazione che la sinistra è perennemente divisa. "Una bugia detta tante volte diventa verità", ha detto Alex Santino Spinelli, penultimo ad intervenire sul palco in rappresentanza del popolo romanì, oggi al centro di una nuova ondata xenof0ba che evoca - come hanno ricordato tra gli altri Rita Borsellino e Moni Ovadia - le leggi razziali.
Dalle 18 a poco dopo le 21, cioè per più tre ore, molti di noi sono stati in piedi per ascoltare tutte le possibili declinazioni (dall'arroventato monologo anti-Carfagna e anti-Ratzinger della Guzzanti all'eloquio pacato di Lidia Ravera, da Beppe Grillo in collegamento telefonico ad Andrea Camilleri in splendida veste poetica, da Pancho Pardi a Paolo Flores d'Arcais, organizzatori della manifestazione insieme a un Furio Colombo visibilmente furioso dopo le bordate di Grillo contro il presidente Napolitano) di un unico tema: la democrazia italiana è in serio pericolo. E basterebbe forse un unico dato a dimostrarlo. Lo ha fornito Marco Travaglio, il più applaudito ed acclamato dalla piazza: in un solo mese sono state varate 5 leggi incostituzionali. Un vero record di fronte al quale però nessuno sembra opporre una reale resistenza, a tal punto che Travaglio alla fine del suo intervento ha affidato a tutti i presenti una speciale missione: "Aiutiamolo a sparire, perché da solo non ce la fa".

Ce ne andiamo con Zucchero di sottofondo: "Dici che sono un perdente ormai, woman". E non è la 'Canzone popolare' di Finardi, non è 'Mi fido di te' di Jovanotti, c'è molta più malinconia anche solo rispetto a qualche mese fa. Siamo forse tutti molto stanchi e, in fondo, facciamo fatica a credere che davvero qualcosa possa cambiare in un Paese dove nessuno avrebbe mai pensato di 'resuscitare il caimano' facendoci diventare di nuovo lo zimbello di tutta Europa. Un napoletano grida: "Facimm'a'fin'dell'Argentina!" E io alla fine l'Argentina me la trovo vicina, formato insegnante conosciuta l'anno scorso nell'istituto professionale teatro di guerre quotidiane fuori e dentro le classi. E' lì con le due giovanissime figlie che hanno seguito tutta la manifestazione. Andiamo a mangiarci un panino da McDonald's, perché il bello della piazza è anche questo: non sei solo nella tua stanzetta a guardare il cielo ma respiri con gli altri, anche a costo di sentirne gli odori stagionati alla fine di una calda giornata di luglio. L'argentina non ha dubbi: "Me preoccupa el potere autoritario, la dittatura. Ma una cosa tremenda come le impronte digitali ai bambini rom, questo non esiste neanche da noi". Don't cry for me Argentina. Anzi, cry for us, Argentina.

Postilla poetica di Andrea Camilleri:
"Ha più scheletri nell'armadio lui che la cripta dei Cappuccini"
"Sei così ipocrita che quando l'ipocrisia ti avrà ucciso, sarai all'Inferno ma ti dirai in Paradiso"


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lunedì, 07 luglio 2008, ore 17:40
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Più carpe per tutti

Chi ama andare a pesca ma soprattutto chi riconosce che nella vita non c'è un filo logico che lega ogni momento all'altro, può - con le dovute precauzioni - scaricare i podcast delle ultime puntate di 'Carpadiem', un programma ad alta indefinizione per ammissione degli stessi autori (che via, almeno così danno prova di una certa qual onestà interiore, e scusate se è poco).


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lunedì, 07 luglio 2008, ore 17:34
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Fuori contesto

E' sempre importante il contesto nella vita. La statua di eroe con un piccione avvinghiato sulla testa perde improvvisamente la bellezza sospesa di una fotografia stampata su un catalogo, anche se realizzata da un uomo amabile con gli occhi da animale preistorico. Il fotografo guarda la statua, la statua ricambia. E' un incrocio di sguardi. Se improvvisamente un piccione si avvinghiasse alla testa del fotografo l'armonia tra i due mondi sarebbe perfetta.

Anche i preti hanno bisogno del contesto giusto. Prendi lo stesso prete a dire la messa e rivedilo davanti ad un quadro delle tentazioni di S.Francesco nascosto nel retro-chiesa. E' un uomo qualunque, s-tonacato, lo sguardo tranquillo, persino simpatico. Offre il caffè da zuccherare con uno speciale cucchiaino biscottato che tu dici no, mi sta prendendo in giro, è il classico scherzo da prete. E invece no, il cucchiaino è vero, è vero anche il biscotto ma tutto continua ad assomigliare ad uno scherzo perché appena intinto nel caffè il cucchiaino si disintegra e il caffè rimane amaro.
Il classico scherzo da prete, appunto.

E l'arte? L'arte ha bisogno di un contesto? Dipende da quale arte. C'è un'arte semplicemente brutta che, ovunque tu la metta, rimane brutta. E' il caso delle 'installazioni' che sono state sistemate in questi giorni nell'area sacra di Largo Torre Argentina, qui a Roma. Accanto ai resti dei quattro templi di età repubblicana si possono oggi scorgere anche quelle che all'occhio esterno appaiono baracche di un villaggio Sioux 'de noantri' o rozze quinte teatrali. Tra le assi di legno chiodate, un chiasso di luci che dovrebbero dimostrare qualche concetto virtuoso legato all'Enel e all'energia. Arte al servizio del potere o magico potere dell'arte che per essere accolta come 'vera arte' deve essere veramente incomprensibile? Qui il contesto non fa che aumentare il disorientamento ma anche il disappunto: da un lato la semplicità dei classici, dall'altro il caos contemporaneo. Non è chiaro quale dei due sia fuori contesto rispetto all'altro. (Mi rendo conto che il finale è un po' criptico ma in fondo anch'io appartengo alla grande categoria del caos contemporaneo; e poi fa davvero molto molto molto caldo)


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giovedì, 26 giugno 2008, ore 16:44
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Pulsatilla

E' divertente trovarsi su un palco a presentare qualcuno che non conosci. Primo perché così non vai lì pieno di aspettative o pregiudizi. Secondo perché hai meno timori reverenziali nel caso tu fossi di fronte a Dante. Fatti non foste a vivere come bruti...Ti immagini intervistare Dante senza conoscere neanche questo verso? Pensare di trovarsi di fronte a un bischero qualunque esiliato e pellegrino e chissà, pure un po' supponentino? Libertà vo cercando...Era già l'ora che volge il desìo ai naviganti e 'ntenerisce il core...Non amo i puntini sospensivi ma con la poesia sono necessari. Predispongono l'animo a cogliere nell'aria qualsivoglia brezza poetica si trovi a spirare dalle vostre parti. E poi purtroppo lo ammetto: a differenza di Benigni e nonostante abbia licenza di uccidere cioè di insegnare Italiano negli istituti professionali, non conosco la Divina Commedia a  memoria. Solo versi sparsi che non mi fanno onore, anzi mi fanno vergognare di avere preso la Laurea in Lettere conservando una crassa ignoranza nel Padre della Patria Letteraria che per tutti noi è, innanzitutto, la lingua italiana. 

Orbene come si farà ora, dopo queste solenni premesse, ad arrivare alla giovane ed imberbe (i baffi ha confessato che se li depila, può essere che anche la barba faccia la stessa fine) Pulsatilla, che pulsa vita e vitalità da ogni poro della sua minuta statura? Non ne ho la minima idea. Come al solito la tastiera mi ha un po' preso la mano, e faccio difficoltà a ritrovare il centro del discorso, ammesso che ce ne debba essere per forza e sempre uno. Credo che mi abbia portato fuori strada la stessa parola 'divertimento' (vedere prima riga sub specie adiectivi 'divertente'), che in sè ha una deviazione intrinseca. Divertire da 'di-vertere': portare lo sguardo da un'altra parte, distoglierlo per qualche istante dal proprio ombelico per interessarsi a qualcosa che non siano le proprie numerose, insistenti, insolenti paranoie. Come quando guardi dal finestrino del treno, per riposare gli occhi in quella meraviglia ondulata che è la nostra campagna centro-italica, mentre un'altra parte di sguardo si posa felice sul volto di un ragazzo iraniano dai capelli corvini e un orecchio (ma solo uno; l'altro è congelato dall'aria condizionata) ascolta il profluvio di parole provenienti da un signore fissato con la storia che 'nella vita non bisogna sbagliare un colpo sennò ti ritrovi come me a 62 anni, che viaggio su un Intercity in ritardo mentre potevo essere chissà dove alla Maldive'.  A parte il fatto che così, intrinsecamente, ci offendi a tutti e due (me e il principe iraniano), ma poi figurati, sto costruendo un programma sulla liceità dell'errore nella vita, ecchettelodicoaffà? Carpadiem! Ogni sabato e domenica mattina tra le 8.45 e le 10, stay tuned!

Dunque Pulsatilla. Ci conosciamo tra carni grigliate e gnocchi al pesto ad Arezzo, io convinta d'esser lì a parlar di me (narcisismus classicus), lei certa di essere lì a parlar di sè, anzi presentata da qualcuno chiamato per l'occasione a tesser le lodi del suo ultimo romanzo 'Giulietta Sqeenz' (da pronunciare Squinz mi raccomando). E con questo misunderstanding di partenza diamo inizio alle danze, per la precisione alla 'Ballata delle prugne secche', che si legge molto più rapido di un Intercity e forse anche di un Eurostar. Ma io questo non lo so ancora. Sono lì a cercare di osservare il personaggio, facendo slalom tra un racconto autobiografico e una parolaccia, una parolaccia e un aneddoto di infanzia. La cosa mi turba, perché sogno una comunicazione in cui sia possibile dirsi qualcosa senza usare per forza il turpiloquio e certo, uno oggi potrebbe lecitamente chiedersi cosa sia il turpiloquio: le battute che si scambiano i politici in Parlamento o lo slang di chi ha accumulato rabbia nei confronti della vita? Lasciando a margine la domanda, sono felice non solo di aver letto quasi in un soffio la 'Ballata', ma soprattutto di aver conosciuto per qualche ora Valeria-Pulsatilla. Sento di essermi riconciliata con una parte di me (la narcisa con esito monastico - v. pag. 148) e di essere pertanto pronta a fare un nuovo passo nel magico mondo della Z.T.L. Spiegazioni sulla sigla saranno fornite direttamente alla radio questo weekend. Carpadiem! Tra le 8.45 e le 10 su radio2 fino al 7 settembre. Non perdetelo! Non perdetevi! La conduttrice si è già persa, ci mancate anche voi.


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lunedì, 23 giugno 2008, ore 15:55
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Misura il tuo PIL

E se un giorno si decidesse di misurare la crescita di un Paese sulla base del Poeta Interno Lordo che si nasconde in ciascuno di noi?
Cerchiamo di farlo ogni sabato e domenica mattina su radio2 a 'Carpadiem', programma di resistenza contro il maldestro tentativo di trasformare ogni istante della nostra vita in qualcosa di economicamente valido e quantificabile.
Cliccate qui se volete ascoltare i podcast delle prime due puntate!


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sabato, 07 giugno 2008, ore 11:57
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No auto grazie

Chiamata ad intervenire in un dibattito televisivo sull'uso delle auto alimentate con carburanti alternativi ed invitata a parlare del grande giro d'Italia a metano compiuto tra gennaio e febbraio per 'Caterpillar'-radio2, alla domanda finale 'ma insomma si può fare a meno dell'auto', ho risposto un sì senza riserve.
Gli altri partecipanti ospiti (un ingegnere, un produttore di auto, un giornalista esperto di motori) hanno preso le distanze da tale radicalità di pensiero, facendomi sentire fiera di essere me stessa e non qualcun altro.


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venerdì, 06 giugno 2008, ore 14:57
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Carpa-due

Per propiziare l'arrivo dell'estate
ritorna dal 21 giugno
'Carpadiem',
programma acquatico e lunatico
in onda  su radio2
il sabato e la domenica mattina
tra le 8.45 e le 10.
Mettiamo la sveglia!



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lunedì, 02 giugno 2008, ore 12:49
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Fieri di essere italiani

La tv inquadra un lenzuolo con la scritta: "Fieri di essere italiani".
La giornalista commenta: "Guardate che bello striscione!".
Veramente a me quello striscione ne ricorda uno esattamente identico inquadrato al Circo massimo in occasione della vittoria ai mondiali del 2006. Possibile che ci si senta fieri di essere italiani solo quando di mezzo ci sono palloni e parate militari? Vado a vedere di persona: vivere a Roma e guardare la festa della Repubblica alla televisione mi sembra un controsenso, soprattutto in questo momento.

Piove, governo ladro. No, oggi magari uno questa battuta se la può risparmiare anche se verrebbe piuttosto spontanea. Meglio un gioco di parole più innocuo: t'amo, pio piove. Il concetto è quello: piove, seppure non in modo fastidioso. E' una pioggerella primaverile con aria fresca. "A che bell'aria frescaaa-c'addore 'e malvarosaaaa". Quando arrivo tra la folla nella zona del Colosseo sento molte parlate napoletaniche. Una delle regioni più dimenticate dallo Stato affolla oggi il luogo dove si celebra la nascita della Repubblica.
Ieri la via dei Fori imperiali sembrava in realtà pronta per celebrare la festa dell'Impero: tribune, sedie d'oro e di porpora e dietro, a fare capolino, le statue romane degli imperatori. E già te lo immagini il ministro La Russa o lo stesso Silvio IV inquadrati a destra e a sinistra di Augusto, uno sguardo al Colosseo e uno al balcone da cui si affacciava Mussolini in piazza Venezia.

Ma in mezzo alla gente tutto sembra molto diverso e, come al solito, più quotidiano e domestico. Intanto perché nella zona dei vip non si arriva all'ora in cui arrivo io dopo aver preso un autobus con una corsa molto più deviata di quanto pensassi. Dentro siamo quasi tutti stranieri, e mi viene spontaneo usare la prima persona plurale: siamo, perché in questo momento non mi sento 'fiera di essere italiana' ma semmai di stare in una città che per me è sempre stata Roma città aperta, come oggi si affretta a ricordare il Pd sui manifesti appesi in giro ('Roma è città aperta'). E questa Roma città aperta ha accolto me come il coinquilino di Reggio Calabria, e la coinquilina francese uscente, e gli ex coinquilini umbro-toscani, e il milanese, e il sardo, e la bergamasca e la maghrebina, per citare solo le persone che ho visto entrare ed uscire dalla casa in cui vivo.

Un tricolore immenso è stato srotolato su un lato del Colosseo. Passano i Vigili del fuoco e son applausi e canti con voci maschie da osteria numero uno. Per un attimo la testa fa un confronto turbante: le immense parate militari dei regimi totalitari del secolo scorso, quel bisogno di mostrare forza e potenza attraverso chi difende la nazione in vario modo e a vario titolo. Ma via, noi qui attorno siamo diversi. Noi assiepati tra ombrelli colorati sulla via che sta sopra alla fermata della metro Colosseo. Siamo multietnici e multilinguistici noi. "Vigìli-del-fuoco", sillaba con accento sulla seconda 'i' di vigili un papà e marito. La moglie spiega "Means firemen". La bambina sbadiglia e fa il gesto di chi vorrebbe andare a dormire. Un signore conosce a mente la canzone che stanno cantando i vigili, di cui io invece non riesco a cogliere se non l'eco così evocativo di altri canti guerreschi.

Eppure c'è qualcosa di bello in questo confondersi tra la gente comune. Insieme agli italiani fieri e agli stranieri che vendono ombrelli col sorriso ci si incunea nelle stradine a ridosso di via Cavour, bloccate da poliziotti e carabinieri. Intercetto anche il meraviglioso 'principe iraniano', lo studente dai capelli nero-corvini che seguiva il corso serale dove insegnavo l'anno scorso. Il principe che sosteneva con forza il ritorno alla monarchia e l'impossibilità di ottenere una reale democrazia, cammina oggi anche lui tra gli italiani fieri, ma mantiene quella splendida aria distratta e distinta che lo rendeva uno dei migliori allievi della classe. Un signore venuto da Modena si arrabbia perché gli bloccano tutte le strade mentre lui è venuto oggi apposta per partecipare alla festa. Ma sta per arrivare il momento delle Frecce tricolori, meglio fare dietro-front e tornare in zona Colosseo.

Giusto in tempo per vedere il cielo attraversato da un boato e dai colori della nostra bandiera. E mentre parlo con la signora che viene ogni anno, suo padre ha fatto la Prima guerra mondiale, mi commuovo, esattamente come mio nonno ogni volta che vedeva le Frecce tricolori. Mi sento profondamente scema per questa commozione tricolore ma dentro ho un miscuglio di sentimenti inespressi: il mio Paese così alla deriva, le nostre vite così precarie, i meriti regolarmente misconosciuti, il futuro indeclinabile, il cielo grigio su...ma piove piove sul nostro amoooooooooor!

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domenica, 25 maggio 2008, ore 16:26
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La domenica della non-violenza*

"E' agghiacciante quello che sta avvenendo sotto i nostri occhi in questo nostro paese.
I campi rom di Ponticelli (Napoli) in fiamme, il nuovo pacchetto di sicurezza del ministro Maroni, il montante razzismo e la pervasiva xenofobia, la caccia al diverso, la fobia della sicurezza, la nascita delle ronde notturne...offrono un'agghiacciante fotografia dell'Italia 2008.
'Mi vergogno di essere italiano e cristiano', fu la mia reazione, da poco rientrato in Italia da Korogocho, all'approvazione della legge Bossi-Fini (2002). Questi sei anni hanno visto un notevole peggioramento del razzismo e della xenofobia nella società italiana, cavalcati dalla Lega (la vera
vincitrice delle elezioni 2008) e incarnati oggi nel governo Berlusconi (posso dire questo perché sono stato altrettanto duro con il governo Prodi e con i sindaci di sinistra, da Cofferati a Dominici...).
Oggi doppiamente mi vergogno di essere italiano e cristiano.
Mi vergogno di appartenere a una società sempre più razzista verso l'altro, il diverso, la gente di colore e soprattutto il musulmano, che è diventato oggi il nemico per eccellenza.
Mi vergogno di appartenere a un paese il cui governo ha varato un 'pacchetto sicurezza' dove clandestino è uguale a criminale. Ritengo che non sia un crimine migrare, ma che invece criminale è un sistema economico-finanziario mondiale (l'11% della popolazione mondiale consuma l'88% delle risorse) che forza la gente a fuggire dalla propria terra per sopravvivere.

L'Onu prevede che entro il 2050 avremo per i cambiamenti climatici un miliardo di 'rifugiati climatici'. I ricchi inquinano, i poveri pagano. Dove andranno? Stiamo criminalizzando i poveri? Mi vergogno di appartenere a un paese che ha assoluto bisogno degli immigrati per funzionare, ma che poi li rifiuta, li emargina, li umilia con un linguaggio leghista da far inorridire.
Mi vergogno di appartenere a un paese che dà la caccia ai rom, come fossero la feccia della società
. Questa è la strada che ci porta dritti all'Olocausto (ricordiamoci che molti dei cremati nei lager nazisti erano rom!). Abbiamo fatto dei rom il nuovo capo espiatorio.
Mi vergogno di appartenere a un popolo che non si ricorda che è stato fino a ieri un popolo di migranti ('Quando gli albanesi eravamo noi'): si tratta di oltre sessanta milioni di italiani che vivono oggi all'estero. I nostri migranti sono stati trattati male un po' ovunque e hanno dovuto lottare per
i loro diritti. Perché ora trattiamo allo stesso modo gli immigrati in mezzo a noi? Cos'è che ci ha fatto perdere la memoria in tempi così brevi? Il benessere?
Come possiamo criminalizzare il clandestino in mezzo a noi? Come possiamo accettare che migliaia di persone muoiano nel tentativo di attraversare il Mediterraneo per arrivare nel nostro 'Paradiso'? E' la nuova tratta degli schiavi che lascia una lunga scia di cadaveri dal cuore dell'Africa all'Europa.

Mi vergogno di appartenere a un paese che si dice cristiano, ma che di cristiano ha ben poco. I cristiani sono i seguaci di Gesù di Nazareth, povero, crocifisso 'fuori dalle mura', che si è identificato con gli affamati, i carcerati, gli stranieri. 'Quello che avrete fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli lo avrete fatto a me'.
Come possiamo dirci cristiani, mentre dalla nostra bocca escono parole di odio e disprezzo verso gli immigrati e i rom? Come possiamo gloriarci di fare le adozioni a distanza, mentre ci rifiutiamo di fare le 'adozioni da vicino'?
Come è possibile avere comunità cristiane che non si ribellano contro queste tendenze razziste e xenofobe? E quand'è che i pastori prenderanno posizione forte contro tutto questo, proprio perché tendenze necrofile?
Come missionario, da una vita impegnato a fianco degli impoveriti della terra, oggi che opero su Napoli, sento che devo schierarmi dalla parte degli emarginati, degli immigrati, dei Rom contro ogni tendenza razzista della società e del nostro governo.
Rimanere in silenzio oggi vuol dire essere responsabili dei disastri di domani.
Vorrei ricordare le parole del pastore Martin Niemoeller della Chiesa confessante sotto Hitler: 'Quando le SS sono venute ad arrestare i sindacalisti, non ho protestato perché non ero un sindacalista. Quando sono venute ad arrestare i rom, non ho protestato perché non ero un rom. Quando sono venute ad arrestare gli ebrei, non ho protestato perché non ero un ebreo. Quando, alla fine, sono venute ad arrestare me, non c'era più nessuno a protestare'.

Non possiamo stare zitti: dobbiamo parlare, gridare, urlare. E' in ballo il futuro del nostro paese. Soprattutto è in ballo il futuro dell'umanità.
Anzi, della vita stessa.
Diamoci da fare perché vinca la vita!
Questa è la mia reazione davanti agli ultimi avvenimenti nel nostro paese.
Se la condividi, aggiungi la tua firma, inviando una e-mail a:
online@nigrizia.it"

(p. Alex Zanotelli, missionario comboniano)
* La domenica della non-violenza è una newsletter con vari interventi diffusa settimanalmente dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo


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lunedì, 12 maggio 2008, ore 19:10
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Pari opportunità?

Ricevo e pubblico una lettera che mi ha inviato qualche giorno fa un giornalista della stampa estera.

Cara Lucia,

avendo apprezzato la qualità degli argomenti trattati sul tuo blog mi rivolgo a te nella speranza che tu possa fornirmi alcuni chiarimenti.

 

Sono un membro della stampa estera e dato che sono un giornalista coscienzioso, lavorando attualmente per una rete televisiva satellitare i cui programmi vengono visti in tutto il mondo, volevo essere certo di avere ben compreso il significato di una particolare scelta del nuovo Presidente del Consiglio, per poter essere in grado di far conoscere e comprendere gli avvenimenti italiani ai telespettatori.

 

Ieri, mentre mi trovavo al Quirinale per fare un servizio sul giuramento del nuovo governo italiano - di cui fanno parte solo quattro donne - mi sforzavo di capire quale sarebbe stato il contributo che avrebbe dato al paese il nuovo ministro delle Pari Opportunità.

 

Dato che mi aspetto da te qualche arguta riflessione a questo proposito, al fine di completare le tue informazioni su quest'argomento ti accludo un articolo supportato da un'apposita documentazione fotografica.

 

Non vorrei che ti lasciassi distrarre dal tono volutamente scandalistico dell'articolo - d'altronde il quotidiano in questione è un tabloid - dato che le informazioni ci forniscono alcuni preziosi elementi biografici, seppur non esaurienti, utile ai fini della ricostruzione del curriculum di quest'preparatissimo membro del nuovo governo italiano.

 

A scanso d’equivoci, non vorrei che pensassi che mi lasci scandalizzare dal fatto che una donna abbia deciso di farsi fotografare in topless, quale che sia stato il motivo per cui abbia voluto farlo. La domanda che mi pongo riguarda quali altre esperienze significative abbia maturato, e in che campo, affinché si ritenesse che la sua esperienza fosse consona per un prestigioso incarico governativo.

 

Sarebbe sin troppo facile ironizzare sul fatto che il conferimento di un incarico ministeriale a Mara Carfagna rappresenti al meglio un condensato del Berlusconi-pensiero e del concetto che ha la Destra italiana del ruolo della donna, visto che mi sembra che siamo scivolati molto all'indietro, anche rispetto il concetto di "Kinder, Kirche, Kueche" che descriveva il ruolo della donna nella società tedesca del 19esimo secolo e che fu sublimato nella Germania nazista.

 

Da parte di qualcuno che afferma di voler cambiare l'Italia, è questo il meglio che si può fare?

 

Devo dedurre - alla faccia delle tante donne italiane che si sono distinte nello studio e in lavori impegnativi ed importanti e, allo stesso tempo sono riuscite a crescere dei figli e mandare avanti una famiglia - che un passato da velina e l'avere posato nuda in un calendario sia il tipo di esperienza che ci si aspetti da una donna che debba entrare a far parte del governo di questo Paese.

 

Spero veramente che tu possa illuminarmi perché debbo confessare che mi sfugge quale sia il contributo che potrebbe dare - in base alla sua esperienza - la Carfagna nel Consiglio dei Ministri, qualora si discutesse di come risanare l'economia italiana, della vendita dell'Alitalia, dello smaltimento dei rifiuti a Napoli, della riforma fiscale e del problema della sicurezza, tanto per menzionare alcuni degli argomenti che sicuramente figurano ai primi posti dell'agenda degli impegni del nuovo governo.

 

Forse potrebbe suggerire di appendere uno dei calendari nei quali appare nuda sulle pareti della sala in cui si riunisce il Consiglio dei Ministri?

 

Cordiali saluti,

 

Wolf Achtner

Caro Wolf,
ho a lungo meditato sulla tua lettera senza giungere ad una risposta convincente, che alla fine mi è stata suggerita da una ex coinquilina dell'appartamento in cui vivo: la ministra Carfagna incarna al meglio il concetto stesso di 'pari opportunità'. Cioè se dopo aver fatto la velina è possibile anche diventare ministro, le opportunità sono davvero pari per tutti, senza differenza tra uomini e donne ma certo, con l'opportunità in più che hanno le donne di far fruttare i loro talenti e doni di natura a scopi professionali. Si tratta di un concetto forse difficile da spiegare ai tuoi telespettatori, ma direi che vale la pena tentare. Qualora dovessi riuscirci, potresti poi raccontarci quali sono stati i commenti? Qui da noi vige ormai il sistema dell'assuefazione a tutto, e direi che la Carfagna è solo una piccola ciliegina rosa su una torta già ben guarnita di suo. 


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